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A Malta 15enne in carcere dal 25 maggio, i genitori: “È illegale”. Prossima udienza il 19 agosto

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ROMA – C’è un ragazzino italiano di 15 anni che da 72 giorni, dal 25 maggio scorso, si trova in carcere a Malta in condizioni che dal racconto dei genitori sono dure e al limite dei diritti umani. Perchè Flavio Santoiemma è stato arrestato? Formalmente l’attenzione si è concentrata su di lui perchè alla fine di maggio una mattina ha fatto una telefonata alla sua scuola, a Mosta, annunciando un allarme bomba, cosa che ha provocato l’evacuazione dell’istituto. L’arresto è per l’accusa di procurato allarme. Le condizioni di detenzione dure, però, sarebbero pare legate a un’altra situazione: il giovane, in precedenza, avrebbe avuto contatti con persone pericolose, una sorta di ‘setta’, e per questo è considerato un soggetto da monitorare attentamente. Sembra una storia inverosimile ma sta succedendo davvero. La famiglia, in questi giorni, sta cercando attenzione mediatica per arrivare ad una svolta nella vicenda e far liberare il ragazzo. Perchè, se l’arresto è stato legale, la situazione successiva che sta continuando a trascinarsi secondo loro sta sconfinando nell’illegalità, almeno per i le norme europee. La prossima udienza si terrà il 19 agosto e la Farnesina, a quanto si apprende, starebbe seguendo la vicenda da vicino e in occasione dell’udienza manderà personale diplomatico. L’ambasciatrice italiana a Malta, Valentina Setta, ha già incontrato il 15enne il 26 giugno e in questi giorni lo incontrerà di nuovo.

Il racconto che i genitori Antonio Santoiemma e Daniela Lorusso – che sono andati a vivere a Malta cinque anni fa – fanno delle condizioni detentive del 15enne è agghiacciante. li ha intervistati il Corriere della Sera. Il ragazzo, arrestato il 25 maggio, per quattro giorni è stato tenuto in un carcere per adulti, poi è stato trasferito in un centro di detenzione per minorenni. Qui è stato tenuto per un certo tempo in isolamento. Avrebbe mangiato senza posate e il lavandino della sua cella non funzionava. Dopo un primo periodo più duro, gli è stato concesso di guardare la tv, mangiare seduto a un tavolo, ma lontano da tutti, senza contatti con i detenuti e con la possibilità di fare “un’unica doccia alle 12, quando gli altri riposano”. Sarebbe anche sorvegliato h 24 da una telecamera sempre accesa. La madre si chiede: “Fino a che punto mio figlio può affrontare questa detenzione? È illegale, viola i principi umanitari”.
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