Arriva il manuale delle discipline Steam per raccontare una didattica nuova

ROMA – Un manuale che raccoglie le storie più innovative di chi costruisce il futuro. Autrici e autori diversi con la stessa appassionante narrazione di una scuola che resiste e s’impegna, che con coraggio esercita la libertà. In grado di attivare un’interazione umana per ricercare e promuovere l’armonia e la bellezza dell’insegnamento attraverso le pratiche Steam. È il ‘Manuale Officine Steam’, che promuove l’idea di una scuola aperta, coraggiosa, libera, democratica, dove al centro dell’educazione didattica ci siano le studentesse e gli studenti. Una scuola che garantisca il diritto alle pari opportunità, che contrasti le disuguaglianze e che valorizzi i talenti di ciascuno. Una scuola dove gli insegnanti possano davvero produrre delle soggettività e dove le ragazze e i ragazzi possano apprendere sulla base dell’esperienza e della sperimentazione. Tutto questo è possibile con le Steam, strumento non solo di guida al futuro ma di cultura globale, il cui focus è un’attività continua di sperimentazione che consente a tutti di generare connessioni tra persone, idee e culture e di sviluppare diversi set di competenze.

IL CAMPUS DEL NON CONFINE

Nel Manuale Officine Steam, le Steam vengono proposte come metodo per implementare nelle studentesse e negli studenti competenze tipiche dell’ambito scientifico, umanistico e artistico, dimostrando che pensiero logico e pensiero creativo, non solo non sono in contrasto tra di loro ma possono (e devono) viaggiare di pari passo perché, soltanto insieme, riescono ad attivare la difficile arte dell’anticipazione, generando futuro negli spazi del presente. Con il Manuale Officine Steam la classe si trasforma in un laboratorio di sperimentazione dove mettere in campo meta-risorse; un luogo in cui progettare, costruire, riflettere insieme, collaborando. Il Manuale Steam è pensato come uno stimolo a una relazione di insegnamento-apprendimento nuova, poietica, proattiva, in grado di raggiungere molteplici mete educative. È il repository di buone pratiche realizzate con il format SteAm proposto, ma anche un volano per lo sviluppo del pensiero divergente e creativo.

È un promotore del valore dell’errore. È ispirazione per chi ha voglia di evadere dalla propria comfort zone, di uscire dagli schemi di una didattica tradizionale, conosciuta e sicura. È narrazione di una scuola che resiste e s’impegna, che con coraggio esercita la libertà. Tra le esperienze narrate, anche quella del Campus del non confine, viaggio multi-sensoriale, multi-culturale, multi-mediale e multi-modale, nato nei luoghi di Procida per le studentesse e gli studenti italiani della scuola secondaria di secondo grado ed esteso oltre i limiti geografici dell’isola. Organizzato dall’IIS ‘Luigi Einaudi’ di Roma, grazie all’impegno e all’entusiasmo delle professoresse Marina Di Foggia e Alessandra Marcaccio e alle competenze professionali dell’ingegner Andrea Gullotta e della virtual artist Sara Francesca Tirelli, ha permesso ai 35 studenti partecipanti, ai docenti accompagnatori e ai dirigenti scolastici di immergersi nelle potenzialità espressive e comunicative della Realtà Estesa (XR) e di condividere un processo creativo capace di attivare uno sconfinamento tra realtà e finzione, tecnologia e arte.

Il rapido diffondersi di contenuti e dispositivi di realtà estesa sta definendo una radicale trasformazione della società investendo anche il settore della formazione, della progettazione e della ricerca scientifica. Stiamo vivendo un momento storico in cui la comparsa di un nuovo medium determina il superamento dei linguaggi tradizionali e apre nuovi orizzonti da esplorare, e le nuove generazioni sono il volano di questo cambiamento. Insegnare ai ragazzi a leggere e raccontare una società iper-connessa in cui presenza ed esperienza non sono più strettamente collegate a uno spazio fisico è stato uno degli obiettivi principali dei laboratori che hanno caratterizzato il ‘Campus del non confine’. Il ‘Campus del non confine’ ha invitato tutti a oltrepassare il muro del pregiudizio e dell’abitudine per considerare l’apprendimento come un nuovo modo di pensare e di fare didattica, il cui focus è un’attività continua di sperimentazione generatrice di connessioni tra persone, idee e culture e competenze. La tecnologia è diventata uno strumento per stimolare il pensiero creativo, per tradurre visioni e intuizioni potenziando le capacità di narrazione dei ragazzi. Attraverso l’osservazione e la manipolazione digitale della Realtà gli studenti hanno sviluppato competenze sia tecniche sia critiche con il fine di costruire la loro visione personale del Metaverso, diventando gli autori di un immaginario del futuro, quello del mondo che abiteranno. Il fil rouge del percorso formativo, intrecciando il mondo fisico con quello digitale in una continuità narrativa, e in un contrasto tra esperienza fisica ed esperienza virtuale, ha guidato le studentesse e gli studenti alla realizzazione – ex novo – di un ambiente immersivo.

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