Auto, Bce: produzione in Europa crollata del 30% dal 2018 al 2022

Tracollo anche dopo lockdown, mentre non è accaduto in Usa e Giappone

Roma, 10 nov. (askanews) – La produzione automobilistica dei gruppi europei è crollata di quasi un terzo, con oltre un meno 30% dal 2018 al 2022. E solo una parte di questo tracollo è da collegare ai lockdown e alle altre restrizioni imposte dai governi a motivo del Covid: la produzione europea ha continuato a crollare anche dopo, anzi in misura perfino peggiore mentre quella degli altri maggiori produttori mondiali non ha mostrato dinamiche analoghe. Lo rileva la Banca centrale europea in una analisi pubblicata oggi nel Bollettino economico.

Lo studio – intitolato “Il settore degli autoveicoli: motivazioni alla base del calo della produzione e dell’aumento dei prezzi” – esamina i fattori strutturali e ciclici alla base dei crolli della produzione e della recente impennata dei prezzi.

“La produzione di veicoli a motore nell’area dell’euro è diminuita del 30,4 per cento tra giugno 2018 e agosto 2022. Al calo del 10 per cento verificatosi prima dell’inizio della pandemia, è seguita una diminuzione del 20 per cento nel periodo successivo”, rileva la Bce.

Ma proprio questo più recente andamento, “comune ai maggiori paesi dell’area dell’euro, non è stato osservato per altri importanti produttori internazionali di automobili quali Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone, che prima del 2020 avevano registrato livelli di produzione sostanzialmente stabili e che dopo la pandemia hanno evidenziato una ripresa più rapida”, si legge.

“Il calo della produzione di veicoli a motore e l’aumento dei prezzi delle autovetture possano essere attribuiti a una combinazione di fattori connessi ai più rigorosi test sulle emissioni inquinanti attuati nell’Ue a partire dal 2018, alla nuova normativa dell’Unione sulle emissioni di anidride carbonica (CO2) – dice lo studio – alla transizione verso autovetture più ecologiche, alle difficoltà di approvvigionamento di input produttivi, all’aumento dei costi dell’energia e, più di recente, all’incertezza causata dalla guerra in Ucraina”.

Secondo l’analisi gli ultimi tre fattori “hanno inciso in misura più consistente sulla produzione automobilistica dell’area dell’euro rispetto a quella estera, per la partecipazione relativamente maggiore del settore automobilistico dell’area alle catene di approvvigionamento mondiali, la più ampia dipendenza dalle forniture energetiche di provenienza russa e la maggiore incertezza generata dalla prossimità con le aree colpite dalla guerra”.

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