Biden-Xi, summit difficile tra due leader che si sono frequentati

Sarà il primo vertice della “seconda guerra fredda”?

Roma, 14 nov. (askanews) – Per un buon esito del difficile summit tra il presidente Xi Jinping e il presidente Usa Joe Biden, che avrà luogo oggi a margine del G20 di Bali, potrebbe tornare utile l’antica frequentaizone che i due hanno avuto una decina di anni fa. Lo ricorda il Nikkei Asia, che è andato a ripescare il viaggio di sei giorni in Cina dell’allora vicepresidente americano, che incontrò per cinque volte Xi, anche lui ancora numero due di Pechino.

Biden fu scelto da Barack Obama, durante la sua presidenza, come punto di riferimento per avere una conoscenza di quello che sarebbe stato il successore di Hu Jintao. Così, nell’estate del 2011, il vicepresidente partì per un viaggio insolitamente lungo – sei giorni – per la Repubblica popolare. Lì ebbe l’occasione di incontra Xi in cinque incontri, tra formali e informali.

“La connessione che riuscirono a creare al tempo è piuttosto rara tra leader ed è una dele poche speranze rimanenti nei rapporti tra Usa e Cina”, ha detto al Nikkei Daniel Russel, che accompagnò Biden in quel viaggio come dieettore per l’Asia del Consiglio di sicurezza nazionale.

Molta acqua, però, è passata sotto i ponti da quel giorno. Xi ha ottenuto il mese scorso il suo terzo mandato come leader cinese, dopo un decennio di guida con fermezza e con sempre maggiore assertività del paese. Biden è diventato presidente sconfiggendo di misura Donald Trump e solo pochi giorni fa è riuscito nelle elezioni di Midterm a limitare le ambizioni del suo rivale politico, sostanzialmente pareggiando. Certamente il primo arriva con una situazione interna molto più compatta e con cinque anni di governo davanti, mentre Biden dovrà giocarsi il tutto per tutto tra soli due anni nelle presidenziali.

I temi che verranno portati sul tavolo sono molti. Ieri Jake Sullivan, il consigliere di sicurezza nazionale delegato per le questioni asiatiche, ha segnalato che la Corea del Nord, con l’escalation di lanci missilistici degli ultimi mesi, sarà una delle questioni princiali. Su questo la Cina è stata finora muta e Biden vuole capire qual è il pensiero di Pechino.

L’altro grande tema sarà ovviamente la guerra in Ucraina, con la Cina posizionata su una neutralità piuttosto difficilmente sostenibile. Pechino si è astenuta nei voti di condanna all’Onu rispetto all’invasione russa, ma non ha neanche votato a favore. Ha acquistato il petrolio e il gas russi, ma ha negato di aver mai venduto armi a Mosca e continua a fare appelli per un cessate-il-fuoco.

Nella prima metà di febbraio, quando il presidente russo Vladimir Putin si recò a Pechino per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali, nell’incontro con Xi fu affermata una “partnership senza limiti” tra i due paesi. Ma – secondo quanto ha detto recentemente Putin – Xi non è stato preavvertito dell’attacco russo all’Ucraina del 24 febbraio. E d’altronde, secondo quanto hanno affermato fonti cinesi al Financial Times, se l’avvertimento vi fosse stato, Pechino avrebbe rimpatriato le migliaia di cinesi che si trovavano in Ucraina, alcuni dei quali sono morti “durante l’evacuazione”, circostanza questa che non è mai stata resa ufficialmente nota dalla Cina.

Insomma, non è detto che Xi Jinping sia propenso a restare sbilanciato a favore di Putin, il quale peraltro non sarà a Bali e non avrà un nuovo incontro con Xi dopo quello avuto recentemente in un vertice centro-asiatico.

D’altro canto, le relazioni tra Usa e Cina non sono mai state tanto acrimoniose come in questo periodo. I due paesi sono divisi sostanzialmente su tutto e Washington mantiene fastidiose restrizioni al commercio cinese, mentre gli Usa ribadiscono continuamente che non accetteranno alcun cambiamento unilaterale dello status quo attorno a Taiwan, isola che Pechino considera parte integrante del suo territorio, e lo stesso Xi nel recente Congresso del Pcc ha rifiutato di escludere l’ipotesi di una riconquista militare.

Tra gli strateghi americani, la Cina è indicata come la principale minaccia alla sicurezza nazionale e internazionale. Biden, prima di partire, ha sostenuto di voler individuare con Xi le reciproche linee rosse da non superare. Questo appare, sostanzialmente, come un avvio di un discorso tra superpotenze in un divione del mondo in blocchi. Potrebbe non aver quindi torto chi ha definito il G20 di Bali il “primo summit della seconda guerra fredda”.

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