Bologna, il mondo della scuola torna in piazza: “Il dpcm lo permette”

BOLOGNA – Torna in piazza il mondo della scuola a Bologna, in occasione dello sciopero nazionale proclamato per venerdì prossimo, 26 marzo. Il presidio in piazza Nettuno alle 10 è promosso da Cobas e Coordinamento precari della scuola, insieme al Comitato priorità alla scuola di Bologna. “Il 26 marzo è uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale per un diverso modello di scuola”, spiegano gli organizzatori, che puntano a coinvolgere “tutto il popolo della scuola pubblica: docenti, Ata, studenti, genitori e in generale cittadini democratici”. Anche per questo, sulla pagina dell’evento Facebook si precisa che “ai sensi del Dpcm del 2 marzo e circolare del Ministero dell’Interno del 6 marzo, è consentito lo spostamento per partecipare a manifestazioni”.

La protesta nasce dal fatto che da parte del Governo Draghi arrivano “pessimi segnali, imponendoci la formazione obbligatoria sulla Dad, la reintroduzione dei meccanismi premiali, l’allungamento del calendario scolastico e l’ingresso del settore privato nelle scuole attraverso i patti di comunità”. Per questo, sostengono gli organizzatori, “è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa e alternativa alla gestione pre-Covid. Oggi i soldi ci sono e sono molti, non possiamo permettere che i fondi previsti per la scuola nel Recovery Plan siano destinati in via quasi esclusiva alla digitalizzazione e al legame con l’impresa, perché ciò rischia di allontanarla definitivamente dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione”. Tre sono le richieste: ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; aumentare gli organici e assumere tutti i precari; intervenire nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei a una scuola in presenza e in sicurezza.

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