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Commercialisti, ANC boccia il testo: “Manca innovazione e confronto”

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In occasione dell’audizione in Commissione Giustizia alla Camera sulla riforma dell’ordinamento della professione

 L’Associazione Nazionale Commercialisti è stata ricevuta oggi in audizione dalla Commissione Giustizia della Camera nell’ambito dell’esame del disegno di legge per la riforma della disciplina dell’ordinamento della professione di commercialista e di esperto contabile.

Per il Presidente ANC Marco Cuchel, che ha espresso apprezzamento nei confronti del Governo e del Parlamento per la loro attenzione nei riguardi del comparto delle professioni, l’occasione di riforma che si presenta è talmente importante per la categoria da non poter correre il rischio di vederla vanificata.

È stata rappresentata la profonda delusione rispetto al testo di riforma licenziato dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, dovuta sia all’assenza di una visione innovativa della professione, la sola che possa permettere agli iscritti all’Ordine di stare al passo con i cambiamenti della società, sia alla mancanza di un confronto interno alla categoria, che di fatto ha impedito di trovare una condivisione sui contenuti della riforma.

L’auspicio dell’Associazione è che, attraverso l’iter parlamentare, il provvedimento possa superare le gravi criticità esistenti e che si possa avere una riforma in grado di rendere la professione attrattiva per i giovani e di valorizzare il ruolo sussidiario del commercialista, che quotidianamente opera a supporto della Pubblica Amministrazione.

Il Presidente Cuchel nel suo intervento si è soffermato su alcuni punti che l’ANC ritiene siano imprescindibili per le professioni ordinistiche, tra questi: riconoscere come riservate le competenze degli iscritti all’ordine in quanto attività tipiche, con l’opportunità di eliminare dal testo della riforma il riferimento alle professioni non ordinistiche di cui alla legge 4/2013.

Ricondurre all’interno dell’Albo professionale i molteplici elenchi e sotto-albi che sostanzialmente si riferiscono ad attività tipiche del commercialista e che negli ultimi anni hanno proliferato; ridefinire radicalmente la formazione obbligatoria per cercare di armonizzare con tutte le attività svolte dal commercialista, facendo in modo di garantire in prevalenza la gratuità.

Includere le STP nel regime forfettario, eliminare la doppia imposizione del contributo integrativo e soprattutto, in ambito fiscale, prevedere l’applicazione del regime di cassa; intervenire sulla disciplina dell’equo compenso, ampliandone l’applicazione a tutti i rapporti professionali intrattenuti, indipendentemente dalla natura del soggetto committente.

Riconoscere non solo formalmente ma anche concretamente il ruolo sociale e sussidiario del commercialista, che deve poter avere pari dignità nel rapporto con la Pubblica Amministrazione.

In materia di tirocinio professionale, pur condividendo l’Associazione la previsione del suo svolgimento durante il periodo degli studi universitari, data l’importanza che questo rappresenta per la formazione del futuro professionista, si ritiene opportuno definire un giusto equilibrio per evitare di sminuire la portata e la funzione.

Sul fronte delle specializzazioni, che così come declinate nel testo formulato dal Consiglio Nazionale destano non poche perplessità, l’ANC è dell’avviso che non dovrebbero essere previste per quelle attività già oggetto della professione, sono altresì immotivate se non danno luogo ad uno specifico riconoscimento giuridico del titolo, con il rischio di creare discriminazioni all’interno della categoria.

Nel concludere il suo intervento, il Presidente ANC ha rappresentato la necessità che il nuovo ordinamento della professione assicuri maggiore trasparenza, controllo e condivisione rispetto alle attività del Consiglio Nazionale e al suo bilancio.

Non si comprende, infatti, la ragione per quale mentre i bilanci degli ordini locali sono sottoposti legittimamente all’approvazione dell’assemblea degli iscritti, il bilancio del consiglio nazionale, sia preventivo che consuntivo, è approvato esclusivamente dal Consiglio stesso, senza essere sottoposto all’assemblea degli ordini locali.

“Quello che occorre”, ha concluso Cuchel “è un maggiore coinvolgimento di tutti gli organismi della categoria e degli iscritti, per riuscire ad affrontare al meglio le tematiche e i problemi della professione”.

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