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Confartigianato e CNA: “Pmi siano al centro di politiche Ue”

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Le due Confederazioni alla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera chiedono centralità e meno burocrazia

“Supporto all’organizzazione del programma di lavoro della Commissione europea per il 2026, con una richiesta chiara: porre veramente le micro e piccole realtà imprenditoriali al centro delle politiche europee”.

Questo è il messaggio trasmesso da Confartigianato e CNA durante l’audizione alla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera, nell’ambito della revisione congiunta del programma “È ora che l’Europa si renda indipendente” e della Relazione programmatica riguardante la partecipazione dell’Italia all’Unione.

Le due associazioni hanno manifestato “soddisfazione per l’indirizzo della Commissione – scrivono in una nota – volto a potenziare la competitività e la resilienza del tessuto produttivo europeo, in un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica e cambiamenti economici. È stata particolarmente apprezzata l’attenzione verso strumenti come la normativa sull’economia circolare, i programmi di semplificazione delle leggi, la revisione delle gare d’appalto e il cosidetto 28° regime. Tuttavia – avvertono Confartigianato e CNA – il messaggio verso le istituzioni europee e nazionali è chiaro: la competitività, le transizioni e l’autonomia strategica devono necessariamente includere un pieno coinvolgimento delle micro e piccole imprese. In assenza di semplificazione, accesso effettivo alle risorse e politiche adeguate alle loro necessità, si corre il rischio – avvertono – che le riforme risultino inefficaci proprio per la parte più ampia e vitale dell’economia europea”.

Confartigianato e CNA hanno “sottolineato con fermezza la necessità di un cambiamento di paradigma: le micro e piccole imprese – che costituiscono il 99,8% del panorama produttivo europeo – devono essere viste non solo come beneficiarie, ma come fondamenta del modello economico e sociale dell’Unione. Di conseguenza, si richiede un’applicazione concreta e sistematica del principio ‘Think Small First’, che viene ancora considerato insufficiente. In questo contesto, si riscontra una critica all’eventuale introduzione di nuove definizioni per le ‘small mid-caps’: un passo tecnicamente condiviso, ma che – mettono in guardia le associazioni – non deve tradursi in una diminuzione dell’attenzione e delle risorse destinate alle imprese più piccole”.

Tra le priorità sottolineate “emerge la necessità di diminuire i carichi burocratici e di creare un contesto normativo più stabile e proporzionale”. Le Confederazioni “avvertono contro un uso eccessivo di strumenti normativi ‘Omnibus’, che potrebbero aumentare l’incertezza anziché ridurla, e chiedono analisi d’impatto più rigorose, prevedendo un utilizzo strutturale dello SME Test”.

C’è apprezzamento per alcune iniziative europee – come i pacchetti sul digitale e sull’ambiente e la riforma degli appalti – ma viene richiesto “di evitare nuove asimmetrie competitive che potrebbero svantaggiare le PMI rispetto a quelle di dimensioni maggiori”.

“Uno dei problemi principali – avvertono – è l’accesso ai fondi europei. Confartigianato e CNA evidenziano le difficoltà persistenti per le piccole imprese e richiedono che il futuro Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 sia più inclusivo e orientato a una competitività diffusa. Inoltre, c’è preoccupazione per un possibile ridimensionamento della politica di coesione: la creazione di un fondo unico, in assenza di garanzie adeguate, potrebbe generare competizione tra territori e politiche, indebolendo il supporto per lo sviluppo locale”.

In ambito sociale, le due associazioni esprimono una valutazione “favorevole” riguardo all’attenzione riservata al mondo del lavoro, ma richiedono che “iniziative nuove – come il ‘Quality Jobs Act’ – si focalizzino su competenze, produttività e formazione, evitando un incremento della complessità normativa. Il ruolo della contrattazione collettiva e del dialogo sociale è fondamentale”.

Si pone anche un forte rilievo sulla formazione professionale, sull’apprendistato e sul potenziamento delle politiche formulate per ridurre il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.

Nel campo agroalimentare, Confartigianato e CNA sollecitano “una revisione della PAC in una direzione più inclusiva, in grado di riconoscere il valore delle imprese artigiane all’interno delle filiere locali. È necessario anche sostenere l’accrescimento delle protezioni contro pratiche commerciali sleali”.

In termini ambientali, le Confederazioni sottolineano “l’urgenza di politiche dedicate alla resilienza idrica e climatica che supportino gli investimenti senza aggiungere nuovi oneri burocratici, evidenziando il contributo innovativo delle piccole e medie imprese”.

Ciro Di Pietro

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