Covid. Cartabellotta: “Decessi corrono, sono frutto delle infezioni di 14 giorni fa”

ROMA – “Purtroppo anche questa settimana, come ho indicato con il mio grafico, in Italia abbiamo avuto un ulteriore incremento dei decessi da Covid-19, che da poco più di 1.000 nel periodo 20-26 luglio, sono diventati 1.165 nei giorni compresi tra il 27 luglio e il 2 agosto. Sono decessi frutto di infezioni avvenute circa due settimane prima e, come sappiamo anche dall’esperienza delle precedenti ondate, sono di fatto gli ultimi a scendere”. Lo afferma alla Dire il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ricordando che le motivazioni sono varie.

L’ITALIA E L’ELEVATO NUMERO DI DECESSI DA COVID-19

Da sempre il numero dei decessi da Covid-19 in Italia è stato molto elevato, a parità dell’intensità delle ondate, per fattori non legati alla gestione diretta della pandemia ma per elementi che contraddistinguono la popolazione degli anziani fragili nel nostro Paese. “Il primo elemento- spiega- è quello del numero molto elevato di persone con un’età avanzata, siamo a 84 anni per gli uomini e 86 per le donne di vita media. L’Italia è il Paese con la longevità più elevata in Europa. È una popolazione anziana molto elevata ma, soprattutto, una popolazione di ultra 65enni in buona salute e libera da malattia tra i valori più bassi in Europa”.

SI VIVE A LUNGO MA SI INCECCHIA MALE

“Quindi- dichiara- quando si vive molto a lungo ma si invecchia male si crea questo bacino di popolazione suscettibile, fatta di svariati milioni di persone e che rappresentano una base epidemiologica che, rispetto ad altri Paesi, fa sì che in Italia si muoia di più”.”Il decesso- precisa poi Cartabellotta- è un evento multifattoriale per definizione. Intanto c’è una popolazione suscettibile che si amplia sempre di più perchè l’efficacia della terza dose nei confronti della malattia grave dopo 120 giorni comincia a diminuire. Settimana dopo settimana vediamo che le persone che si allontanano dal quarto mese dopo la terza dose sono sempre di più, quindi c’è un aumento della popolazione suscettibile. D’altro canto- commenta- non abbiamo assistito ad una ‘esplosione’ delle quarte dosi nemmeno dopo l’ultimo allargamento della platea. C’è un po’ di reticenza ad effettuare questo secondo booster e, di fatto, un numero molto elevato di decessi si verifica in persone che hanno già fatto la terza dose”.

SOTTOUTILIZZO DEI FARMACI VIRALI

Il presidente della Fondazione Gimbe sottolinea poi un altro dato rilevante: “Nonostante le loro potenzialità esiste un sottoutilizzo di tutti i farmaci antivirali, in particolare di alcuni che dimostrano una buona efficacia nei confronti delle ospedalizzazioni”.”In ultimo- tiene a precisare- non dobbiamo mai dimenticare che in Italia abbiamo una popolazione di persone che vivono a lungo ma invecchiano male. Abbiamo infatti un’età media molto avanzata ma, di fatto, le persone che da 65 anni in poi sono in buona salute e sono libere da disabilità sono un numero molto più basso rispetto ad altri Paesi europei. Questo significa che nel momento in cui un anziano fragile prende il coronavirus, se le sue condizioni non sono ottimali questo può rappresentare una concausa di morte”.

È POSSIBILE INVERTIRE LA ROTTA DEI DECESSI?

C’è un modo per invertire la rotta dei decessi? “Intanto questi seguiranno l’andamento dell’ondata. È verosimile che nel giro di qualche settimana si arriverà ad una stabilizzazione e poi a una discesa. Il problema reale è che, di fatto, se da un lato si riduce l’impatto diretto dell’ondata Omicron, dall’altro noi, settimana dopo settimana, vediamo aumentare la popolazione suscettibile, cioè quella degli ultra 60enni che hanno trascorso oltre 120 giorni dalla terza dose di vaccino”.Quindi la prima strategia è quella di aumentare il tasso di copertura delle terze dosi e di far fare la terza dose a chi non l’ha fatta. “Parlo della popolazione degli ultra 60enni- precisa- coloro che sono a rischio di malattia grave. Dobbiamo evitare che la gente vada in ospedale e, soprattutto, questo numero di decessi”.”Al momento- dice infine- al di là della protezione dei fragili con strumenti che sono la quarta dose, la terza per chi non l’ha fatta e le mascherine nei luoghi al chiuso, soprattutto se affollati e poco areati, non ci sono altri strumenti e strategie che si possano mettere in atto. Però, ribadisco, stiamo fortemente sottoutilizzando quelli principali, sia la quarta dose che i farmaci antivirali”, conclude.

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