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Crescono gli investimenti immateriali spinti da software, dati e IA

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E’ quanto emerge dal report World Intangible Investment Highlights-Luiss Business School

Nel corso del 2024, si è registrato un incremento degli investimenti in attivi immateriali, quali software, dati, marchi e diritti di proprietà intellettuale, ad un tasso tre volte più veloce rispetto a quello degli investimenti in beni materiali come impianti, macchinari e immobili.

Questa statistica è riportata nel recente rapporto World Intangible Investment Highlights, realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (Wipo) in collaborazione con la Luiss Business School.

I dati indicano che le aziende hanno diminuito gli investimenti in beni fisici a causa degli alti tassi d’interesse e di un recupero economico incerto, ma hanno continuato a investire notevolmente in beni immateriali, che sono essenziali per l’innovazione e per rimanere competitive.

Nel 2024, in 27 paesi con economie ad alto e medio reddito, il valore reale degli investimenti in beni intangibili ha toccato il traguardo di 7.600 miliardi di dollari, con un leggero aumento rispetto ai 7.400 miliardi registrati nell’anno 2023.

“Siamo di fronte a un cambiamento strutturale nel modo in cui le economie crescono e competono. Di fronte a una situazione globale incerta, le aziende stanno aumentando gli investimenti in beni intangibili come dati, software, diritti di proprietà intellettuale e competenze. Questa tendenza avrà conseguenze notevoli anche per le politiche pubbliche”, afferma Daren Tang, Direttore Generale della WIPO.

“Il continuo aumento degli investimenti in beni intangibili dimostra il loro ruolo cruciale per la crescita e la produttività. Nell’era dell’intelligenza artificiale, si fa sempre più necessaria l’investimento in software, dati e nel capitale umano e organizzativo”, dichiara Cecilia Jona-Lasinio, Professoressa di Economia Applicata alla Luiss Business School e co-autrice del rapporto.

Giovanni Lombardi Stronati

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