‘Il cane vale più di un tappeto’. Protestano i toelettatori: “Fateci riaprire”

BOLOGNA – “Pensate che hanno aperto il lavaggio delle auto, dei tappeti o dei piumini, e non laviamo le pellicce dei nostri animali che vivono a casa con noi. È una questione igienico-sanitaria”. Tra le tante categorie messe in ginocchio dalla chiusura dovuta alle restrizioni anti-contagio, una sembra galleggiare in un limbo: quella di chi si prende cura degli animali, i toelettatori. Sono chiusi da fine dicembre e oggi sono in presidio a Bologna sotto la sede della Regione Emilia-Romagna e chiedono di essere considerati attività essenziale, sia “per una questione igienico-sanitaria”, sia perchè “siamo veramente essenziali per il benessere dell’animale e la sua tutela”, spiega Patrizia Silvestri, organizzatrice del sit-in.

Pur riconoscendo che l’Emilia-Romagna “è stata una delle prime, con l’ordinanza del 24 aprile scorso a far riaprire immediatamente le toelettature perchè riconosceva la necessità del benessere animale”, ricorda Silvestri, “chiediamo un confronto tra Regione e Stato perchè ci dia l’autorizzazione” di riaprire. Allo Stato, in particolare, “chiediamo coerenza con quello che è stato deciso l’anno scorso con le nostre riaperture”, perchè siamo “quasi un presidio medico per gli animali”, spiega Laura Zanella, toelettatrice a Rimini e organizzatrice del presidio insieme a Silvestri. Infatti, “lavoriamo in sinergia con i veterinari, collaboriamo con loro spessissimo: siamo le sentinelle, ci accorgiamo di tantissime difficoltà degli animali e problematiche di salute che inviamo immediatamente ai veterinari. E quindi il nostro lavoro è utile”. E soprattutto, garantiscono, sicurezza, perchè “non abbiamo nessun rischio di contagio: non lavoriamo con le persone ma solo ed esclusivamente con gli animali, la persona ce lo porta alla porta e lo viene a ritirare dopo un paio d’ore”.

Durante il presidio, i manifestanti hanno incontrato il sottosegretario alla Presidenza della Regione Davide Baruffi, che “si è preso l’impegno di fare un confronto Stato-Regioni, dato che pare che a livello regionale non si possa fare niente perchè è passato un decreto legge: speriamo che quest’impegno venga preso”. La questione riguarda, per la sola Emilia-Romagna, “500-600 attività, per circa 1.200-1.500 lavoratori”, ma, chiariscono gli organizzatori, il motivo della protesta è più per il benessere degli animali stessi piuttosto che un sostegno economico.

“Noi non siamo qui per i ristori, non siamo qui per l’elemosina da parte dello stato- chiarisce Zanella- noi siamo qui solo per l’importanza del nostro lavoro e del benessere animale”. Per questo la richiesta è, ancora una volta, che “venga scritto che fino a fine pandemia noi potremo rimanere aperti, in Emilia-Romagna e in tutta Italia come attività essenziali: il cane vale più di un tappeto”.

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