In Umbria lo screening attivo dell’epatite C non è ancora iniziato

ROMA – “Per quanto riguarda le politiche di screening dell’epatite C nella regione Umbria, noi abbiamo una deliberazione della Giunta regionale del dicembre del 2021 che ha delineato in maniera molto accurata il programma, le azioni da compiere, ha definito anche quello che è il gruppo operativo di specialisti, di esperti che parteciperanno a questa attività, c’è anche un finanziamento in questo senso. Però, di fatto, ancora operativamente lo screening attivo non è iniziato”. Lo ha dichiarato la professoressa Daniela Francisci, Direttore SC Malattie Infettive, Clinica di Malattie Infettive Università di Perugia, intervenuta in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo incondizionato di AbbVie.

Il corso, dal titolo ‘Focus sull’Epatite C – Stato dell’arte e prospettive future’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

Ma come abbreviare il percorso di Test & Treat del paziente complesso? “Questo è un punto molto importante – ha risposto Francisci – perché soprattutto quando facciamo riferimento ai pazienti tossicodipendenti, che rappresentano un importante serbatoio di infezione, la semplificazione del processo di diagnosi e di cura è fondamentale. In questo senso è importante, per esempio, effettuare i prelievi direttamente nei Ser.D., o comunque nel luogo frequentato dal paziente, costruire anche dei test semplificati, come i test rapidi, per esempio i test rapidi capillari, oppure utilizzare un prelievo sierologico per la ricerca degli anticorpi e sullo stesso prelievo, se positivo, eseguire l’HCV-RNA, ovvero il reflex testing. Quindi, tutto ciò che può servire ad abbreviare i tempi e semplificare il percorso del paziente è sicuramente importante”.

Al Corso ha preso parte anche la dottoressa Roberta Gaudenzi, Dirigente Medico, Ser.T. Perugia, USL Umbria 1, che si è soffermata sulla possibilità di raggiungere una politica di Point of care presso i Servizi per le Dipendenze del territorio. “Oltre che possibile – ha spiegato – io ritengo che sia una politica attiva e protagonista da anni, che caratterizza infatti la collaborazione tra il nostro servizio territoriale del Ser.T. di Perugia e i centri di diagnosi e di prescrizione, uno nel territorio della nostra stessa USL e due dell’azienda ospedaliera, quali le malattie infettive e la gastroenterologia. Quindi, questa collaborazione da tempo ha maturato un’esperienza e la certezza che per ridurre quella dispersione che abbiamo osservato, che porta poi il paziente a ritardare le cure, può essere ridotta notevolmente con una presenza magari alternata degli specialisti all’interno del nostro servizio. Questo è un po’ il nostro obiettivo operativo, ma come politica siamo più che orgogliosi di vantarne una storia per il nostro servizio”.

Sulle eventuali difficoltà che emergono nel collaborare con diverse aziende sanitarie, la dottoressa Gaudenzi ha poi tenuto a precisare che “proprio alla luce di quello che sottolineavo prima, difficoltà nel collaborare non ne abbiamo. Noi abbiamo la possibilità di rintracciare, come Servizio dei tossicodipendenti, in maniera diretta i nostri specialisti per avere dei percorsi privilegiati per i nostri utenti nel raggiungimento, appunto, del trattamento. Quello che, forse, caratterizza la criticità e che vorremmo superare è avere questi percorsi un po’ più formalizzati, più evidenti. E in questo abbiamo bisogno delle nostre Direzioni aziendali che ci consentano dei percorsi strutturati, privilegiati e non più lasciati un po’ alla buona volontà dei singoli operatori”.

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