Intelligenza artificiale e gig economy, lo sguardo dei giovani fotografi in mostra a Bologna

BOLOGNA – Dall’intelligenza artificiale allo sfruttamento dei lavoratori della gig economy. Cinque giovani fotografi, provenienti da ogni parte del mondo, mettono così al centro dei loro obiettivi la rapida trasformazione che sta coinvolgendo l’industria e il mondo del lavoro. Opere che da oggi sono in mostra alla Fondazione Mast di Bologna, fino al prossimo 1 maggio. I cinque fotografi sono i vincitori della settima edizione del concorso ‘Mast photography grant on industry and work’, pensato appunto per valorizzare i lavori e i progetti dei giovani artisti dell’obiettivo. I cinque finalisti, selezionati tra i 53 candidati provenienti da tutto il mondo che hanno presentato e sviluppato un progetto originale e inedito per la Fondazione Mast, sono: Farah Al Qasimi, classe 1991, nata ad Abu Dhabi; Hicham Gardaf, classe ’89, di Tangeri (Marocco); Lebohang Kganye, classe ’90, di Johannesburg (Sud Africa); Maria Mavropoulou, classe ’89, nata ad Atene; e il palermitano Salvatore Vitale, classe ’86.

La giuria del concorso ha scelto Gardaf come vincitore, menzione speciale per Kganye. Ai lavori dei cinque finalisti dell’edizione 2023 si affiancano, nella mostra allestita da Urs Stahel, anche le opere dei 24 vincitori delle edizioni precedenti, per celebrare il decennale del Mast e i 15 anni di impegno nell’organizzazione del ‘grant’ per giovani fotografi. I cinque progetti selezionati quest’anno affrontano dunque i mutamenti nel mondo del lavoro e dell’industria.

“Negli ultimi 250 anni- scrive Stahel nell’introduzione al catalogo della mostra- lo sviluppo della tecnologia, della scienza e dell’economia è stato così rapido, dinamico e radicale da dare luogo a una vera e propria rivoluzione permanente, che ha stravolto la vita delle generazioni che si sono succedute”.

Gardaf, vincitore del concorso, propone con le sue foto una “lode alla lentezza”, rappresentando il contrasto tra la parte prospera e in espansione di Tangeri con il suo antico centro storico. Kganye, invece, si è guadagnata la menzione speciale grazie alla particolare tecnica che ha utilizzato: in una sorta di teatro delle ombre cinesi, la fotografa mette in scena momenti di vita sudafricana con sagome di personaggi e luoghi fotografati, ritagliati e ricomposti sul cartone. Ha scelto l’intelligenza artificiale invece Mavropoulou, che ha realizzato il suo caleidoscopio di immagini utilizzando un software di conversione text-to-image. Una modalità che “ci spinge a domandarci se in futuro l’AI sarà in grado di realizzare un’opera d’arte significativa in autonomia”, sottolinea il curatore della mostra.

Il progetto di Vitale, invece, si concentra sul legame tra la cosiddetta gig economy e l’attività mineraria nella regione del Gauteng, in Sud Africa, mettendo l’accento sullo sfruttamento dei lavoratori. Nelle foto di Al Qasimi, infine, vengono messe in mostra le due culture, araba e statunitense, attraverso le immagini della comunità araba di Dearnborn, in Michigan, città natale di Henry Ford e sede storica della Ford Motor Company. Con questo concorso, spiega ancora Stahel, questa mattina alla presentazione della mostra, la Fondazione Mast “offre a giovani fotografi l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnologia con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l’universo della produzione. E spesso, il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere”.
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