La manager GoFundme: “Per fare il bene non serve essere grandi filantropi”

ROMA – “Raccolte fondi alla portata di tutti. Si può decidere di donare per campagne già presenti sul sito o di lanciare la propria per una causa, per il gruppo di quartiere, per un amico o un familiare o per se stessi. Dal sociale, alla salute per quelle terapie non accessibili con il Sistema sanitario nazionale, ai temi ambientali”. È Elisa Liberatori Finocchiaro, manager per l’Europa di GoFundme, “la più grande piattaforma di personal fundrising” a raccontare, per lo Speciale Donne al comando della Dire, come stia cambiando il modo di fare solidarietà. Ha parlato di “un cambiamento culturale che in Italia ha accelerato dopo la campagna dei ‘Ferragnez’ per l’ospedale San Raffaele che ha raccolto oltre 4 milioni e in 12 giorni ha reso possibile la realizzazione di una nuova terapia intensiva Covid”.

Tra gli esempi di come su GoFundMe ci sia ampia libertà di temi e proponenti, Finocchiaro ha parlato di due sindaci: “Quello di Catania per un aiuto ai piccoli business durante la prima ondata di pandemia” e “la sindaca di Limone, quando ad autunno scorso la cittadina era stata colpita dalla alluvioni”. Elisa Liberatori Finocchiaro, che nel suo ruolo ha unito le sue grandi passioni “il lavoro in ambito umanitario e la scrittura”, ha parlato di questo “moltiplicarsi delle raccolte fondi come di un fenomeno di democratizzazione. Non bisogna essere grandi filantropi- ha puntualizzato- per fare del bene, ma chiunque ha, in questo modo, uno strumento che se ben utilizzato genera un cambiamento concreto sulla società”.

Massima attenzione alla sicurezza. “GoFundMe sulle campagne- ha assicurato la manager- mette una garanzia e ci facciamo carico di rimborsi qualora i fondi non vadano a finire dove dichiarato. Ma un terzo degli impiegati lavora alla sicurezza e fa controlli incrociati sulla veridicità e sicurezza anche con il processore di pagamento. Si controllano anche le terze persone che sono beneficiarie delle campagne, con conto corrente e documentazione d’identità”. “Non so stare senza lavorare”, è stata la confessione della manager di GonFundMe che dopo l’esperienza con Medici senza Frontiere, con la Fao e come direttrice Italia di Change.org, diventata mamma nel 2016, dopo una pausa, ha deciso di tornare sul campo. Anche se è un lavoro che non ha orari e non finisce mai. “Da 3 anni in GoFundMe, oltre al Sud Europa, con Spagna, Italia e Portogallo, ora- ha concluso- ci sono anche Francia, Belgio, Germania, Austria e Svizzera”.

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