La prossima settimana G20 a Bali, piatto forte vertice Biden-Xi

Eccezionali misure per un evento senza precedenti in Indonesia

Roma, 11 nov. (askanews) – L’Indonesia si prepara a ospitare nella prima metà della prossima settimana il più grande evento politico-diplomatico di quest’anno: il summit dei 20 paesi più avanzati economicamnete, il G20. Con un annesso, probabilmente, ancor più rilevante: il summit tra il presidente Usa Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping.

Sia la Casa bianca che il ministero degli Esteri cinese hanno confermato che i due leader si vedranno a Bali. In più, Washington ha fornito anche la data: lunedì 14 novembre, a ridosso dell’inizio del vertice. Pechino ha più vagamente annunciato che Xi incontrerà Biden, oltre al presidente francese Emmanuel Macron e altri leader internazionali.

Non ci sarà invece il presidente russo Vladimir Putin, che fino ai giorni scorsi era dato come presente, e sarà sostituito dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Svanisce così la vaga speranza che l’occasione potesse consentire un incontro con Biden o anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, anch’egli invitato.

Gli occhi di tutti, quindi, saranno tutti certamente puntati sul faccia-a-faccia tra Biden e Xi, in un momento di forte tensione tra Pechino e Washington, inasprita dalla visita in estate dalla speaker della Camera dei rappresentanti Usa Nancy Pelosi a Taiwan e dalla risposta furiosa cinese.

Biden arriva al vertice dopo aver momentaneamente disinnescato in America la sfida trumpiana, mentre Xi si presenta forte di un inedito terzo mandato da segretario del Partito comunista cinese (e quindi da leader del paese), ottenuto nel XX Congresso del Pcc, e da un compattamento delle posizioni di vertice cinesi sulla sua persona.

I capi delle due principali economie mondiali parleranno certamente di Taiwan. Xi nel Congresso ha ribadito la volontà di riportare in Cina l’isola che considera parte integrante del territorio della Repubblica popolare e ha chiarito che Pechino non intende rinunciare all’opzione della forza per raggiungere tale obiettivo. Biden, dal canto suo, ha spiegato più volte che Washington aiuterà Taipei a difendersi con armi e addestramento, arrivando talvolta a ventilare (pur con seguenti smentite) un counvolgimento diretto americano.

L’altro ieri il presidente Usa ha affermato di voler discutere con Xi delle “linee rosse” reciprocamente non superabili nella vicenda taiwanese. Pechino, dal canto suo, ha chiesto all’America di smetterla di mettere in discussione il condiviso principio dell'”Unica Cina”, che dal suo punto di vista interpreta come un’ammissione della sovranità cinese su Taiwan, ma che Washington colloca nell’ambito di un impegno delle parti a non toccare lo status quo.

Altri temi sui quali i due leader si confronteranno saranno sicuramente la guerra in Ucraina – con la Cina che non ha condannato l’invasione russa -, la questione nordcoreana, l’emergenza climatica, i diritti umani e i contrasti commerciali bilaterali.

In realtà a Washington non ci sono grandi aspettative da questo vertice. Secondo quanto ha scritto il New York Times, funzionari della Casa bianca interpretano questo incontro come una presa di contatti per riaprire i canali di dialogo tra le due potenze. Non è previsto un comunicato finale.

A Bali, oltre a Biden e Xi, ci saranno 17 capi di stato e di governo, che si confronteranno il 15-16 novembre nel lussuoso resort di Nusa Dua, nella parte meridionale dell’isola. La lista finale dei presenti non è stata, al momento, ancora difusa.

Oltre ai leader politici, ci saranno anche molti esponenti del mondo imprenditoriale, da Elon Musk e Bill Gates, che prenderanno parte al business forum conosciuto come B20. Ci sarà anche qualche testa coronata, come la regina Maxima d’Olanda, e il capo del Comitato internazionale olimpico Thomas Bach.

Il presidente indonesiano Joko Widodo, che terminerà nel 2024 la sua decennale permanenza al potere, vuole che tutto vada bene, quindi sono state mobilitate forze di sicurezza in quantità eccezionale, per far fronte a una conferenza-monstre che annovera quasi 13mila delegati e arrivi all’aeroporto per circa 42mila passeggeri.

La polizia – spiega il South China Morning Post – ha collocato 2.300 videocamere di sorveglianza, equipaggiate con tecnologia di riconoscimento facciale e sono stati mobilitati 14.300 militari e poliziotti. Nelle vicinanze sono inoltre pronte per ogni evenienza 14 navi da guerra.

Ai 4,3 milioni di residenti dell’isola, particolarmente quelli che vivono vicino alla sede del summit, è stato chiesto di fermare le proprie attività pubbliche e gli studenti vicino a Nusa Dua sono stati messi in didattica a distanza. Limiti sono stati posti anche alle cerimonie tradizionali e religiose.

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