La strage di Stato del sangue infetto: così l’Inghilterra ha ucciso consapevolmente 3.000 persone

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La strage di Stato del sangue infetto: così l’Inghilterra ha ucciso consapevolmente 3.000 persone

ROMA – “Non è stato un incidente”. Sapevano tutto, conoscevano i rischi, eppure hanno continuato a somministrare sangue potenzialmente infetto alla popolazione, causando più 3.000 morti in una ventina di anni, molti dei quali erano bambini. Per vent’anni e più. Una vera e propria strage di Stato, ha concluso l’inchiesta pubblica indipendente sull’infezione o la morte di migliaia di persone nel Regno Unito a causa di sangue infetto. Era evitabile, e si è protratta negli anni con un insabbiamento “sottile, pervasivo e agghiacciante” da parte del servizio sanitario nazionale e del governo.

L’inchiesta è durata cinque anni, portata avanti da un team guidato da Sir Brian Langstaff. Più di 30.000 persone nel Regno Unito, 3.000 delle quali sono morte, sono state infettate da sangue contaminato dagli anni ’70 fino all’inizio degli anni ’90. Trasfusioni in sala operatoria, o prodotti creati utilizzando plasma importato dagli Stati Uniti per curare gli emofiliaci. Il rapporto finale di 2.527 pagine svela un “sistema” di interessi e superficialità dolosa, incancrenito per due decenni. Migliaia di pazienti ingannati sui rischi e, in alcuni casi, infettati durante ricerche condotte senza il loro consenso, anche nel caso dei bambini.

“Non è stato un incidente – afferma Langstaff – i rischi di epatite dalle trasfusioni di sangue o dall’uso di plasma erano noti prima della nascita del servizio sanitario nazionale nel 1948, mentre l’importazione di prodotti a base di fattore VIII non avrebbe mai dovuto essere autorizzata nel 1973”. Per non parlare dell’HIV e dei rischi connessi, negli anni 80.

“Nel corso dei decenni i vari governi hanno ripetuto linee di condotta imprecise, difensive e fuorvianti. Il persistente rifiuto di condurre un’inchiesta pubblica, unito a una mentalità difensiva che rifiutava di ammettere che fosse stato commesso un torto, ha lasciato le persone senza risposte e senza giustizia. Ciò ha significato anche che molte persone malate croniche si sono sentite obbligate a dedicare il proprio tempo e le proprie energie all’indagine, spesso a caro prezzo personale”.

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