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Lavoro, Vittimberga (Inps): “Politiche attive hanno spinto crescita Paese in 2023 e 2024”

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(Adnkronos) – “Le politiche attive rappresentano un pilastro fondamentale perché nel 2023 e nel primo semestre 2024 hanno aiutato l’Italia ad avere una crescita significativa del mercato del lavoro”. Così Valeria Vittimberga, direttrice generale dell’Inps, a margine del convegno ‘Le politiche attive del lavoro nel Rapporto Inps 2024’, in corso all’Università Bocconi di Milano. Per la dg dell’Inps, “è molto importante considerare il rapporto tra le politiche attive e la sostenibilità del sistema previdenziale anche perché stiamo andando incontro ad un periodo, breve-medio periodo, con qualche difficoltà nel sistema previdenziale dovuta ad un problema di cassa temporanea: esiste infatti il problema dell’entrata in pensione progressiva della numerosa corte dei baby boomer che incideranno sulle casse dello Stato e sul sistema pensionistico. Questo, però, sarà soltanto un problema temporaneo perché andremo incontro velocemente all’entrata in vigore a pieno del sistema contributivo puro”. 

Il sistema contributivo puro, sottolinea, “è per definizione un sistema in equilibrio perché tanto si versa, tanto si riceve dalle casse pensionistiche. Ciò significa che sarà necessario implementare la base contributiva attraverso l’aumento del numero dei lavoratori che versano, creando carriere non discontinue affinché ci sia un gettito costante che porterà poi a pensioni dignitose e sostenibili e all’entrata nel mondo del lavoro di questi soggetti sotto rappresentati”. Il che significa anche “togliere dal novero dei soggetti suscettibili di mera assistenza e inserire invece in un contesto di inclusione sociale basato sulla partecipazione piena di tutti i soggetti che per un mismatch tra domanda e offerta fino adesso ne sono stati ai margini”. 

“Crediamo -conclude- che questa sia la strada giusta e che queste politiche, che hanno alcuni effetti di breve termine e hanno bisogno di tempo per germogliare e portare i loro frutti, nel lungo periodo avranno un’efficacia stabilizzante nel nostro sistema”.  

“Io credo che” il ricorso al lavoro degli immigrati “non sia una soluzione realmente efficiente per il sistema italiano”. “Gli immigrati -afferma Vittimberga- sono ospiti, sono sacri e vanno trattati con massimo rispetto e dignità, facendo in modo che tutti i fenomeni di sfruttamento che spesso caratterizzano il loro lavoro vengano combattuti con ferocia e che a loro venga garantito un trattamento di pari dignità con tutte tutele a livello di sicurezza”. Tuttavia “penso anche che sia soltanto un modo di rinviare e semplificare una problematica molto più profonda”.  

“Sappiamo -aggiunge- che il 10% dei lavoratori sono immigrati, ma la base contributiva pagata da questi lavoratori è molto meno del 10%. Producono molti meno contributi rispetto all’occupazione e pesano per il 16% dei disoccupati della nazione. Questo significa che gli immigrati che contribuiscono al nostro sistema contributivo lo fanno in maniera maggiore sul nostro sistema assistenziale”. 

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