‘Peso Morto’, il docufilm su Massaro: 21 anni in carcere da innocente

Domani a Roma nel corso del Festival Extra Doc al Maxxi

Roma, 12 nov. (askanews) – Emoziona, fa venire i brividi, fa piangere, sorridere. Provoca tutto questo la visione di ‘Peso Morto’, il docufilm sul carcere ingiusto, vissuto per 21 anni da Angelo Massaro, uno dei più gravi errori giudiziari della storia italiana, che verrà proiettato domani a Roma, nel corso del Festival Extra Doc al Maxxi.

Dopo la scomparsa di un caro amico di Angelo, il suo cellulare viene messo sotto controllo. E proprio per una conversazione telefonica con la moglie, la vita di Angelo viene stravolta. Tutto per colpa di una consonante: un’intercettazione viene capita male e interpretata peggio. Una parola in dialetto diventa la prova regina dell’accusa di omicidio pur in assenza del cadavere, dell’arma del delitto e del movente. E solo un processo di revisione riuscirà a mettere fine a una clamorosa ingiustizia che ha lasciato cicatrici indelebili nella mente e nel cuore del protagonista di Peso morto, che nel docufilm ripercorre i momenti chiave di questa sconvolgente odissea umana.

Dopo la fortunata esperienza con ‘Non voltarti indietro’ (il primo docufilm sul fenomeno delle ingiuste detenzioni in Italia, menzione speciale ai Nastri d’Argento 2017), l’associazione Errorigiudiziari.com dei giornalisti Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone torna sul tema degli innocenti in manette raccontando la vicenda umana e giudiziaria di Angelo Massaro: un uomo innocente arrestato e condannato a 24 anni di carcere per un delitto mai commesso, salvo poi essere riconosciuto innocente dopo aver passato 21 anni dietro le sbarre.

L’opera, per la regia di Francesco Del Grosso (che aveva già diretto Non voltarti indietro), è stata scritta da Del Grosso, Lattanzi, Maimone, con la produzione esecutiva di Black Rock Film in collaborazione con Errorigiudiziari.com.

In ‘Peso morto’ Del Grosso fa rivivere allo spettatore l’odissea umana e giudiziaria di Massaro attraverso un viaggio fisico ed emozionale nei luoghi che hanno fatto da cornice alla sua ingiusta detenzione, al fianco di figure chiave della sua incredibile vicenda: non solo familiari e amici, ma anche il cappellano del carcere, lo psicologo e la direttrice di uno degli istituti in cui è stato detenuto, compagni di cella, docenti universitari con cui sostenne gli esami della facoltà di giurisprudenza cui si era iscritto durante la detenzione e che lo chiamano oggi a portare la sua testimonianza agli studenti, a sostegno dell’opera di sensibilizzazione sul tema portata avanti con Errorigiudiziari.com.

“Sto ancora aspettando le scuse di chi ha indagato su di me e di chi mi ha condannato a ventiquattro anni di carcere solo per un’intercettazione telefonica”, accusa oggi Angelo Massaro. “È inaccettabile vedersi rubare un pezzo di vita lungo 21 anni senza che nessuno abbia mai pagato per questo colossale errore giudiziario”.

“La prima volta che incontrammo Angelo era tornato a essere un uomo libero da pochi giorni”, raccontano Lattanzi e Maimone. “Si presentò a noi con due borsoni pieni di carte, atti giudiziari, codici e quaderni con i suoi appunti scritti durante la lunga carcerazione. Ci travolse con la sua voglia di raccontare, di far sapere quello che aveva passato in quasi la metà della sua vita. Capimmo subito che ciò di cui era stato involontario protagonista era uno degli errori giudiziari più gravi della storia repubblicana. Per questo, alla fine di quella prima giornata passata insieme, gli facemmo una promessa: la sua storia sarebbe diventata un docufilm. Ora, cinque anni dopo quell’incontro, siamo orgogliosi di aver mantenuto quell’impegno con Peso morto”.

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