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PMI italiane in affanno: solo il 23% accede alla finanza agevolata

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Tiziano Cerasa: «Senza formazione e consulenza, le imprese non possono competere»

Il gap di competenze e la burocrazia frenano 180 miliardi di progetti strategici

Una PMI italiana su quattro riesce ad accedere agli strumenti di finanza agevolata. Le altre restano al palo, schiacciate da ostacoli burocratici, carenza informativa e un deficit cronico di competenze interne. È il quadro allarmante che emerge dalle analisi più recenti sul tessuto imprenditoriale del Paese, dove oltre il 60% delle piccole e medie imprese dichiara difficoltà nell’ottenere finanziamenti tradizionali e progetti strategici per un valore complessivo stimato in 180 miliardi di euro restano bloccati per mancanza di liquidità.

Tiziano Cerasa, esperto di finanza agevolata con oltre vent’anni di esperienza nel settore, inquadra il problema alla radice: «Ogni idea deve essere supportata da risorse finanziarie, risorse importanti per poter progredire, crescere e sviluppare». La sua analisi punta il dito contro un sistema che, pur offrendo opportunità attraverso bandi pubblici e agevolazioni europee, erige ancora troppe barriere tra le imprese e gli strumenti pensati per sostenerle.

Ma il nodo non è solo finanziario. La trasformazione in atto nel mondo produttivo richiede alle aziende una visione che superi il perimetro del conto economico, abbracciando sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e responsabilità sociale.

«Oggi l’impresa è un mondo in evoluzione, se non ha una visione d’insieme non può progredire», sottolinea Cerasa, che amplia il concetto stesso di sostenibilità: «La sostenibilità non è soltanto ambientale. La sostenibilità è legata alla sua azione economica, il ciclo dei costi ricavi, dei flussi finanziari delle entrate e delle uscite deve essere sostenibile nel lungo periodo».

Il tallone d’Achille più insidioso resta però la formazione del capitale umano. I dati parlano chiaro: il 67% delle piccole imprese italiane non investe adeguatamente nello sviluppo delle competenze dei propri dipendenti, esponendosi al rischio di un’obsolescenza che, nell’era della transizione digitale, può risultare fatale.

Su questo fronte Cerasa è netto: «La formazione del personale è indispensabile. Il miglioramento della qualità della vita, il miglioramento delle competenze, il miglioramento dell’istruzione del personale che è impiegato in un’azienda ne dà il livello della qualità dell’azienda stessa».

Le storie di successo non mancano. Giovani imprenditori partiti da condizioni economiche difficili hanno costruito realtà solide proprio grazie alla finanza agevolata. Tuttavia, questi casi restano eccezioni in un panorama che fatica a fare sistema. E Cerasa ricorda un principio fondamentale: «I grandi progetti non si realizzano mai da soli, ci vogliono dei consulenti preparati in vari settori perché oggi la società è sempre più complicata, è sempre più sofisticata».

I numeri sulle potenzialità inespresse sono eloquenti. Secondo le stime, un accesso più efficiente agli strumenti di finanza agevolata potrebbe generare oltre 300.000 nuovi posti di lavoro nel triennio 2024-2026, concentrati nei settori dell’innovazione tecnologica e della sostenibilità, con un impatto positivo sul PIL nazionale stimato nello 0,8% annuo.

Le condizioni per una svolta ci sono. L’arrivo dei fondi del PNRR e l’avvio delle nuove programmazioni europee 2021-2027 aprono una finestra di opportunità senza precedenti. Ma restano sfide strutturali decisive: la digitalizzazione dei processi di accesso ai bandi e la semplificazione delle procedure burocratiche.

Gli esperti prevedono che nei prossimi cinque anni il settore attraverserà una trasformazione radicale, con l’introduzione di piattaforme digitali integrate e sistemi di intelligenza artificiale per la valutazione automatica dei progetti.

La vera partita, concordano gli addetti ai lavori, si giocherà sulla capacità di costruire un ecosistema integrato in cui consulenti specializzati, istituzioni pubbliche e imprese collaborino in modo sinergico. Solo così sarà possibile sbloccare il potenziale innovativo delle PMI italiane e restituire loro la competitività necessaria per affrontare le sfide del mercato globale.

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