Roma, Calenda: “No alle primarie, noi in campo: non farò passo indietro”

ROMA – “Quando mi sono candidato a ottobre l’ho fatto in assenza di candidati, ho sempre detto che capisco il Pd che a Roma è molto forte ed è giusto che presenti un suo nome, che avremmo sostenuto se fosse stato un nome di qualità. Ma se non accade nulla e io inizio un lavoro che coinvolge tante persone e 500 associazioni, parlando con i romani e avviando tanti gruppi di lavoro, poi non posso più fare un passo indietro e neanche legare il nostro progetto a una cosa aleatoria come il se e quando si fanno le primarie. Noi siamo in campo chiunque si presenti”. Lo ha detto il leader di Azione e candidato sindaco di Roma, Carlo Calenda, in occasione della conferenza stampa convocata per presentare l’ingresso di Dario Nanni nella squadra romana di Azione.

“Nicola Zingaretti è una persona seria- continua Calenda- Ha sempre negato di voler correre per fare il sindaco di Roma, e io gli credo. Del resto si è dimesso da poche settimane da segretario del Pd per dedicarsi a tempo pieno al governo della Regione. Sarebbe ben strano, e davvero poco serio, se ora si dimettesse anche da presidente della Regione, in una fase delicatissima della vaccinazione, per correre come sindaco. Anche per questo sono convinto che non lo farà”.

“Se sarei interessato a fare il vicesindaco in un ticket su Roma con il Pd? No, ma sarei molto interessato a un ragionamento con la coalizione sulla squadra e sul programma. Certamente- aggiunge il leader di Azione- se verrà riconvocato, parteciperò al tavolo della coalizione di centrosinistra. Da sei mesi cerchiamo di evitare ogni strappo, il piano rifiuti come quello trasporti era pronto da un bel po’ di tempo e non li abbiamo presentati prima perché c’era un lavoro parallelo su questo tavolo che poi è sparito. Parteciperemo come abbiamo sempre fatto, poi se la scelta del Pd sarà fare le primarie spostando ancora in avanti la discussione su Roma questo è un percorso che non intendo percorrere. L’unica cosa seria da fare è parlare di Roma ai romani”.

Secondo Calenda “Letta deve prendere una decisione: se questa classe dirigente romana è quella che detta la linea sulla scelta del candidato, come mi sembra stia accadendo, allora il Pd rischia su Roma di non essere un partito riformatore, ma di conservazione. Io ho proposto a Letta una sfida di trasformazione, lui mi dice ‘facciamo una grande coalizione nazionale’ ma poi è singolare sentirmi dire ‘a Roma non ti posso appoggiare’. Vorrei fare una grande alleanza civica che porti al cambiamento attraverso un sistema nuovo di selezione della classe dirigente che riguardi tutti i partiti della coalizione e anche il programma. Da questa sfida si misurerà il tasso di riformismo del Partito democratico”.

“Renzi dice ‘neanche morti col M5s’? Se non ricordo male- aggiunge Calenda- Renzi è quello che l’aveva fatta l’alleanza con i cinque stelle. Nelle città per noi la questione ha molto a che fare con il profilo del candidato. A Milano appoggeremo Sala, a Bologna c’è una candidatura interessante come quella di Isabella Conti lanciata da Renzi, a Napoli invece Fico non lo appoggiamo neanche morti perché è evidente che non ha l’esperienza amministrativa per governare Napoli, poi se emergesse un altro profilo ci ragioneremmo. A Roma puoi anche far ritirare Raggi, discorso che trovo mortificante perché la sua gestione è stata disastrosa ma almeno sta combattendo a viso aperto, ma se la classe dirigente del M5S è sempre la stessa e nel Pd comandano sempre gli stessi capibastone, allora cosa cambi?”.

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