Scioperano i cuochi delle piattaforme. Filcams-Cgil: “Sono prigionieri in mare”

VENEZIA – I lavoratori delle mense di bordo delle piattaforme offshore della Gnl Adriatico srl, dipendenti della ‘Ligabue’, stanno effettuando turni di 28 giorni continuativi con 24 giorni di riposo, a fronte di un obbligo contrattuale di 15 giorni a bordo a cui corrispondono 13 giorni a terra. Lo segnala la Filcams-Cgil, raccontando la loro situazione e sottolineando che se si trovano in ‘queste acque’ si tratta di “una decisione presa unilateralmente, che non tiene in considerazione i principi stabiliti dalla legge in termini di diritto al riposo”. Una decisione “pericolosa dal punto di vista della tutela della salute e sicurezza e inaccettabile perché impedisce il necessario equilibrio tra lavoro e vita privata e familiare”. Al raddoppio della permanenza in mare si aggiungono cinque giorni di quarantena da effettuare prima di salire a bordo della piattaforma, “giornate che per quanto retribuite non vengono conteggiate con tutte le previste indennità tipiche dell’offshore”, attacca la Filcams-Cgil in un comunicato. Finora il confronto con la ‘Ligabue’ non ha prodotto risultati, in quanto l’azienda, spiega il sindacato, fa ricadere la responsabilità sui committenti, che avrebbero chiesto queste modifiche della turnazione per ridurre il rischio di contagi a bordo. E siccome, la via d’uscita con il dialogo non si è trovata, ora arriva lo sciopero a bordo delle piattaforme.

“Dopo lo stato di agitazione del mese scorso, a nulla sono valsi i tentativi sindacali di ridiscutere un piano che soddisfacesse azienda e lavoratori sia sotto il profilo della turnistica che su quello economico. A fronte della evidente chiusura da parte di Ligabue”, la Filcams ha dichiarato “uno stato di sciopero per tutti i turni a partire dal 25 marzo”, cioè giovedì.

Nel frattempo, “in attesa dell’intervento del prefetto di Rovigo, dell’ispettorato del lavoro e della committenza, tutti edotti, informati e chiamati ad intervenire”, conclude la Filcams, “qualora il personale si trovi nella condizione di non vedere rispettati i propri turni di lavoro, e sentirsi prigioniero in mare aperto in seguito a scelte unilaterali, si ricorrerà alle Forze dell’ordine per chiedere lo sbarco forzato dei dipendenti, al termine del turno di lavoro regolare, anche contro la volontà aziendale”.

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