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Studio: in consumatori moderati di vino -21% di mortalità cardiovascolare

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Milano, 14 apr. (askanews) – Nei consumatori moderati di vino il rischio di mortalità cardiovascolare si riduce del 21%, mentre in chi assume la stessa quantità di alcol da altre fonti il dato va nella direzione opposta e registra un aumento del 9%. È il risultato presentato a Vinitaly 2026 nel corso della conferenza “Vino e Longevità. Salute, cultura, convivialità e tendenze”, dove Signorvino ha lanciato l'”Accademia internazionale del bere in salute”.

Il dato arriva da uno studio condotto su 340.000 persone del database UK Biobank, seguite per 13 anni, richiamato da Giovanni Scapagnini, professore ordinario di Nutrizione clinica all’Università del Molise e ideatore del comitato scientifico dell’Accademia. Nel suo intervento Scapagnini ha affiancato a questa analisi un secondo lavoro, tratto dal progetto Moli-sani e pubblicato nel marzo 2026 sull’International Journal of Public Health, secondo cui su 22.495 partecipanti il consumo moderato di vino all’interno della Dieta Mediterranea è associato a un rallentamento significativo dell’invecchiamento biologico, effetto che non risulta con la stessa quantità di etanolo assunta da birra o superalcolici.

L’incontro si è svolto il 13 aprile al Masaf del Salone di Verona ed è stato anche l’occasione per la presentazione ufficiale dell'”Accademia internazionale del bere in salute”, organismo scientifico e culturale che, nelle intenzioni dei promotori, vuole riportare il confronto su vino, salute e longevità su basi dichiaratamente fondate sull’evidenza scientifica. Il gruppo riunisce dieci studiosi di profilo internazionale impegnati sui temi della nutrizione, dell’epidemiologia, della genetica, del microbioma, della geriatria e della prevenzione cardiovascolare.

“Non si tratta di un punto di arrivo ma un atto costitutivo – ha dichiarato Scapagnini, sintetizzando il senso dell’iniziativa – perché ogni anno vengono pubblicati lavori importanti sull’impatto positivo del vino, e vogliamo che questo diventi un appuntamento costante”. Dopo il lancio ufficiale, l'”Accademia Internazionale del Bere in Salute” punta a lavorare su tre direttrici: rendere più accessibile il linguaggio sul rapporto fra vino e salute, costruire un confronto stabile fra produttori, autorità scientifiche e stakeholder, e contribuire a orientare il racconto pubblico del settore su basi fondate sull’evidenza.

Assieme a Scapagnini sono intervenuti Karin B. Michels della Ucla, Arrigo Francesco Giuseppe Cicero dell’Università di Bologna, Paolo Francalacci dell’Università di Cagliari, Eugenio Luigi Iorio, Andrea Sbarbati dell’Università di Verona e Giovambattista Desideri della Sapienza Università di Roma. Dell’Accademia fanno parte anche Immaculata De Vivo della Harvard T.H. Chan School of Public Health e della Harvard Medical School, Donald Craig Willcox della Okinawa International University e Davide Grassi dell’Università dell’Aquila.

Fra gli interventi più articolati c’è stato quello di Karin B. Michels, che ha impostato il ragionamento sulla differenza fra vino e altre bevande alcoliche, definendo il vino un alimento fermentato e collegando questa caratteristica agli effetti sul microbioma intestinale. La studiosa ha sostenuto che il vino rosso, se consumato in modo moderato, agisce sia come probiotico sia come prebiotico, grazie ai polifenoli della buccia dell’uva che nutrono la flora batterica esistente. “Gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione sono i messaggeri che non solo nutrono il sistema immunitario, ma fanno stare bene anche il cervello”, ha affermato, richiamando anche il possibile legame con la riduzione del rischio di demenza.

Cicero ha riportato il discorso sul terreno della prevenzione cardiovascolare e della lettura epidemiologica dei dati. Secondo il docente, l’orientamento più restrittivo affermatosi in parte della comunicazione internazionale riflette soprattutto contesti segnati da alimentazione scorretta e consumo alcolico non contestualizzato ai pasti, uno scenario che non coincide con il modello mediterraneo. Cicero ha ricordato che le linee guida della Società Europea di Cardiologia pubblicate nell’agosto 2025 hanno reintrodotto il riconoscimento dell’effetto protettivo del consumo moderato di vino all’interno di una dieta equilibrata. “L’obiettivo – ha chiosato – non è promuovere il vino, ma restituire al dibattito la complessità che gli appartiene”.

Sul versante geriatrico, Desideri ha sottolineato che la letteratura disponibile documenta una riduzione della mortalità cardiovascolare associata al consumo moderato di vino nella Dieta Mediterranea, precisando però che la valutazione clinica va sempre misurata sul singolo paziente e sul suo contesto complessivo di vita. Nel suo intervento ha richiamato anche il ruolo della socialità, osservando che l’isolamento è oggi riconosciuto come fattore di rischio clinico e che il vino condiviso a tavola rientra in un modello di vita che la medicina geriatrica considera meritevole di attenzione. Paolo Francalacci ha offerto una lettura evolutiva del tema, spiegando che la tolleranza all’alcol dipende anche dall’equilibrio fra gli enzimi ADH e ALDH2, le cui varianti sono distribuite in modo diverso fra le popolazioni. A suo giudizio, quelle mediterranee hanno sviluppato nel tempo un profilo più favorevole in relazione a una lunga coevoluzione con la vite. “La nostra agricoltura – ha rimarcato il professore – parte dal vino, non solo dal pane”.

Iorio si è soffermato sui polifenoli del vino, sul sistema redox e sui meccanismi con cui alcuni composti interagiscono con l’organismo. In particolare ha richiamato il ruolo del resveratrolo e dei nitrati convertiti in ossido nitrico dal microbiota orale e gastrico. “I nitrati del vino vengono convertiti in ossido nitrico, un vasodilatatore fisiologico, attraverso l’azione del microbiota orale e gastrico”, ha spiegato. Sbarbati ha proposto invece una lettura multisensoriale del vino, descritto come fattore capace di attivare insieme recettori gustativi, olfattivi, trigeminali e cellule chemosensoriali presenti anche lungo l’intestino.

Alla presentazione erano presenti anche Federico Veronesi, Ad di Signorvino e Oniwines, Sandro Veronesi, presidente del Gruppo Oniverse, e il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo. Per un saluto istituzionale sono intervenuti anche il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi e il presidente dell’Ice, Matteo Zoppas.

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