Suono, arte, politica: a Zurigo nuovo progetto OTO Sound Museum

Il collettivo Zaira Oram presenta la mostra “The Whistle”

Zurigo, 14 nov. (askanews) – Una torre, un giardino botanico, un’installazione sonora nel centro di Zurigo che racconta il capitalismo predatorio e gli aspetti oscuri dell’anima svizzera attraverso le voci di quattro cantanti. Si tratta del progetto “The Whistle” dell’artista Gilles Aubry e del gruppo VACUT (Voices Against Corruption and Ugly Trading), curato dal collettivo Zaira Oram che da anni ha dato vita proprio qui a Zurigo all’OTO Sound Museum, spazio di ricerca sulla dimensione sonora dell’arte contemporanea. A Fare da, per così dire, cassa di risonanza a questa esposizione, pubblica e gratuita, la Wasser Turm, che ospita per la terza volta i progetti del museo ed è stata ribattezzata Sound Turm, la torre del suono.

“Questa torre – ha spiegato ad askanews Eleonora Stassi, una dei membri di Zaira Oram – svolge una funzione collettiva e ci è sembrata il posto perfetto per il nostro progetto OTO Sound Museum per lanciare delle voci alla collettività, per tornare a parlare, per tornare a richiedere anche più iniziativa da parte del pubblico che si trova a passare per queste strade, non solo i turisti, ma anche la popolazione locale, per stimolare il dibattito su tanti temi contemporanei, attraverso il suono”.

Le voci delle cantanti Ale Hop, Aya Metwalli, Gabi Motuba e Sabina Leone, si muovono nello spazio urbano, proprio davanti all’edificio che a lungo ha ospitato la Borsa di Zurigo e offrono al pubblico resoconti sonori basati su fughe di dati e rapporti di organizzazioni non governative.

“Stiamo parlando – ha aggiunto Francesca Ceccherini, altra curatrice di Zaira Oram, collettivo al femminile e con una forte componente italiana – di una ricerca molto approfondita, che ha che fare con la Svizzera e con l’identità che la Svizzera ha voluto dare di sé, portando all’attenzione alcune nozioni attraverso le quali identificarsi come Paese, come la neutralità, la razionalità, la trasparenza o la perfezione. Però dietro a queste nozioni scopriamo, soprattutto grazie a questa fonti che gli artisti hanno messo a disposizione, delle vicende che si rivelano non essere trasparenti per quanto riguarda la posizione che la Svizzera ha intrattenuto con alcuni Paesi”.

Dal Perù al Sudafrica i testi che Aubry ha chiesto alle cantanti di mettere in musica denunciano, per esempio, il coinvolgimento della Svizzera nello sfruttamento delle risorse minerarie o il supporto all’Apartheid, il riciclaggio di denaro o l’evasione fiscale, in un intreccio spiazzante tra la bellezza delle composizioni sonore e la durezza del loro contenuto. Che la Sound Turm, con la sua forma quasi flautata, diffonde proprio dal cuore finanziario elvetico. Con un’altra dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, di come l’arte contemporanea sa trovare sempre nuove strade per testimoniare il nostro presente.

(Leonardo Merlini)

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