ROMA – Trasformazione digitale, interoperabilità dei dati per orientare le decisioni delle amministrazioni pubbliche, necessità, da parte dei cittadini, di saper governare le tecnologie per non rischiare sacche di esclusione dalle città che sempre più intrecciano la dimensione fisica a quella digitale: sono alcuni dei temi trattati questa mattina al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli nella seconda giornata di Perspective Smart City, il forum organizzato dal Gruppo Maggioli e dalla rivista internazionale di architettura THE PLAN in collaborazione con il Comune di Napoli, due giornate (1 e 2 dicembre) dedicate al futuro e ai nuovi paradigmi della smart city.
La plenaria di apertura della mattinata, introdotta dalla Vicesindaca e Assessora all’Urbanistica del Comune di Napoli Laura Lieto, è stata dedicata proprio al tema della trasformazione digitale e dell’evoluzione delle aree urbane, che entro il 2050 assorbiranno il 70% della popolazione mondiale.
Un fenomeno da governare anche grazie a una sempre maggior interoperabilità dei dati e a un sempre maggior utilizzo dell’AI generativa, rispetto alla quale l’Italia sconta un ritardo, con il 42% di adozione dell’AI a livello amministrativo contro una media europea del 67%. Una percentuale che fa il paio con una percezione di “pericolo” dell’AI molto elevata: un italiano su due si dichiara infatti “preoccupato” dai potenziali effetti dell’intelligenza artificiale, ad esempio rispetto a varie categorie di lavori che potrebbero essere rimpiazzate, una percentuale che pone l’Italia al secondo posto al mondo, dopo gli USA, nella classifica di “sfiducia” nei confronti delle nuove tecnologie.
La fotografia della transizione digitale nella PA viene restituita dall’”Indagine sulla transizione digitale nella PA locale” a cura del Gruppo Maggioli e The Innovation group, presentata oggi: dai dati emerge che se da un lato la transizione digitale è ormai un pezzo strutturale della rigenerazione urbana – con solo il 4% dei Comuni intervistati che dichiara di non aver sviluppato nell’ultimo anno alcun progetto digitale – dall’altra si tratta di un cantiere ancora aperto, soprattutto a causa del digital divide, con il 55% di cittadini che dichiarano (fonte Eurostat) di aver usato almeno un servizio di e-government contro una media europea del 70%. Un’analisi recente su dati Istat 2024 indica che il 36% degli italiani presenta competenze digitali insufficienti, con criticità più marcate nel Mezzogiorno.
La ricerca si focalizza anche sugli scenari post PNRR, in particolare sulla necessità di mantenere nel tempo risorse e competenze stabili che altrimenti rischierebbero di vanificare l’utilità delle infrastrutture digitali.
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