BOLOGNA – Bologna continua a ricevere “richieste strazianti” per l’accoglienza di persone che hanno necessità di uscire da Gaza per farsi curare, ma ormai “da mesi non riusciamo più a far arrivare nessuno ed è una tragedia”. A rilanciare l’allarme è Fabio Gentili della rete Sanitari per Gaza, partecipando al convegno “La lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese. La resistenza degli operatori sanitari nelle strutture devastate”, promosso dall’associazione Per una sanità del servizio pubblico e dalla Fondazione Gramsci Emilia-Romagna.A Bologna oggi sono circa 200 i rifugiati gazawi, fa il punto Gentili: “L’estate scorsa ci sono state parecchie evacuazioni, vuoi per motivi sanitari, cioè di persone malate, vuoi per i ricongiungimenti familiari. Ma ora la situazione è profondamente cambiata perché purtroppo, anche se noi veniamo contattati da più parti, sia per persone ferite che per persone in pericolo di vita, non si riescono assolutamente a realizzare evacuazioni. Questo proprio dall’autunno, dall’inizio della cosiddetta tregua”.
CI SONO 18 MILA RICHIESTE MA NE FANNO PASSARE 6 AL GIORNO
“Le persone che vogliono essere evacuate “devono mandare una documentazione medica, ci deve essere un ospedale accettante qua in Italia e una diagnosi nel posto di partenza”, spiega Gentili, ma “se poi Israele non non dà il permesso, non passa nessuno. Se il nostro Governo non si fa sentire, come non si fa sentire, non passa nessuno”. E così “sono mesi che “passano sì e no sei persone al giorno, ma per tante nazioni- continua Gentili- mentre ci sono 18.500 richieste di evacuazione e persone malate a Gaza che non riescono a essere evacuate”.
I CASI PIÙ GRAVI
Tra i casi recenti c’è quello di “un ragazzino con ferite molto gravi agli occhi- racconta Gentili- per cui avevamo sensibilizzato la clinica oculistica del Sant’Orsola, ma non gli è stato concesso il visto di espatrio”. Un altro caso riguarda “un ragazzo con una gravissima forma di insufficienza renale, che se non fa la dialisi o in futuro anche il trapianto, non avrà possibilità”, continua Gentili. E poi ci sono due fratelli ora in Giordania. Uno soffre di “una patologia cardiaca congenita molto grave. Ha ricevuto le prime cure in Giordania, ma necessita di un intervento di cardiochirurgia ad alto livello che qui potrebbe avere. La Cardiochirurgia abbiamo già provato a contattarla, ma senza l’ok per l’evacuazione il ragazzo non verrà mai operato”. Quello del fratello più piccolo, invece, è un caso oncologico ancora da approfondire. Per un altro giovane amputato, invece, “avevamo già preso appuntamento al centro protesi di Vigorso, ma- allarga le braccia Gentili- non l’hanno mai fatto arrivare”.
A GAZA SCABBIA, PULCI, TOPI E CIMICI DEI LETTI
Al convegno partecipa in collegamento anche l’imolese Giorgio Monti, medico del Sant’Orsola di Bologna, a Gaza come coordinatore medico di Emergency. “Ci sono ancora dai 400 ai 600 bambini trovati ogni mese in stato di malnutrizione”, racconta Monti, segnalando che “non si trovano medicine, tende, gas per cucinare, vegetali e frutta fresca”. Poi c’è la “piaga immensa” della disabilità: “Si parla di 50.000 invalidi che dovranno essere curati”, continua Monti, mentre bisogna fronteggiare “una grande infestazione di scabbia, pulci, pidocchi, cimici del letto e topi, che sono diventati molti e molto aggressivi: non solo si intrufolano nel cibo ma attaccano bambini e anziani”. Ma almeno c’è “una piccola immagine di speranza: qui- racconta il medico- ci sono persone che si sposano di continuo, con cortei matrimoniali accompagnati da clacson e tamburi. Ci sono persone che fanno figli. La scorsa settimana è stata anche organizzata una gara di corsa a piedi e, per ricordarci dove siamo, ne hanno fatta una anche gli amputati”.
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